In Italia oltre 12 milioni di caregiver familiari
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In Italia sono oltre 12 milioni le persone adulte che prestano gratuitamente aiuto e assistenza a familiari, amici o vicini che si trovano in condizioni di difficoltà. Un dato che fotografa una realtà sempre più importante in un Paese caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle situazioni di non autosufficienza. Secondo i dati Istat riferiti al 2024, circa un quarto della popolazione adulta offre quindi una forma di sostegno informale, che può andare dalla semplice compagnia all’assistenza quotidiana vera e propria.
Il fenomeno è particolarmente significativo quando si parla di caregiver familiari, cioè di quelle persone che si prendono cura gratuitamente e in modo continuativo di un proprio familiare malato, anziano, disabile o non autosufficiente. All’interno della grande platea di oltre 12 milioni di persone che prestano aiuto, 4,4 milioni sono familiari conviventi con la persona assistita. Per molti di loro l’attività di cura non rappresenta un impegno occasionale, ma una responsabilità quotidiana che può occupare una parte consistente della giornata.
Chi sono i caregiver italiani
Il caregiver può essere un figlio che assiste un genitore anziano, un coniuge che si prende cura del proprio marito o della propria moglie, un genitore che segue un figlio con disabilità oppure un altro familiare che garantisce assistenza nelle attività quotidiane.
Le mansioni possono essere molto diverse. Si va dall’accompagnamento alle visite mediche alla preparazione dei pasti, dall’aiuto nelle faccende domestiche alla gestione delle pratiche burocratiche, fino all’assistenza nelle attività personali e alle prestazioni sanitarie. In molti casi il caregiver diventa anche il principale punto di riferimento nei rapporti con medici, servizi sociali e strutture sanitarie.
L’Istat evidenzia inoltre come negli ultimi vent’anni sia aumentato in maniera consistente il numero di adulti che prestano aiuto a persone non conviventi: erano circa 12,5 milioni nel 2003 e sono diventati oltre 17 milioni nel 2024. Nello stesso periodo sono cresciute anche le ore complessivamente dedicate all’assistenza, arrivate a circa 3,2 miliardi nell’arco di un anno.
Questi numeri mostrano quanto il sostegno familiare e informale sia fondamentale per il funzionamento della società italiana.
Un impegno che pesa soprattutto sulle donne
Il lavoro di cura continua però a essere distribuito in maniera molto diversa tra uomini e donne. Secondo i dati Istat, nel 2024 il 36,8% delle donne forniva aiuto a persone non conviventi, contro il 31,7% degli uomini. Anche l’intensità dell’aiuto risulta maggiore tra le donne.
La componente femminile è particolarmente importante anche quando si considera il caregiver familiare convivente. Spesso si tratta di donne che devono conciliare l’assistenza con il lavoro, la gestione della casa e la cura degli altri componenti della famiglia.
Il problema, quindi, non riguarda esclusivamente il tempo dedicato all’assistenza. Il ruolo di caregiver può incidere sulla possibilità di mantenere un’occupazione, sulla carriera professionale, sulla vita sociale e persino sulle condizioni economiche della famiglia.
Il peso sulla salute e sul lavoro
Il tema è stato approfondito anche dal CNEL, che nel 2026 ha pubblicato un nuovo rapporto sul valore sociale del caregiver. L’indagine evidenzia un forte impatto dell’attività di cura sul benessere delle persone che assistono i propri familiari.
L’88,3% dei caregiver considera le responsabilità di cura fonte di stress emotivo e psicologico; la percentuale sale al 91,1% tra le donne. Inoltre, l’87,6% ritiene che il carico familiare abbia conseguenze sul proprio benessere fisico. Ancora più significativo è il dato relativo alla limitazione del tempo disponibile per il lavoro e per le attività personal.
Il caregiver rischia quindi di diventare una persona che dedica completamente la propria vita alle esigenze dell’assistito, arrivando a trascurare le proprie necessità. È proprio per questo che oggi si parla sempre più spesso della necessità di sostenere non soltanto la persona fragile, ma anche chi se ne prende cura.
Un welfare familiare sempre più indispensabile
L’aumento dell’età media della popolazione rende il problema ancora più evidente. Le famiglie italiane si trovano infatti a gestire un numero crescente di situazioni legate all’invecchiamento, alle malattie croniche e alla non autosufficienza.
Secondo l’Istat, nel 2024 circa 4,6 milioni di famiglie hanno ricevuto aiuto dalla rete informale. Se si considera anche il sostegno pubblico e privato, la quota delle famiglie aiutate arriva al 27,2%.
Il caregiver familiare rappresenta dunque una componente fondamentale del sistema di welfare italiano. Senza il suo contributo, molte persone fragili avrebbero bisogno di un livello molto maggiore di assistenza pubblica o privata.
Ma proprio perché il suo lavoro è essenziale, diventa necessario evitare che venga considerato semplicemente come una disponibilità naturale della famiglia. Assistere una persona non autosufficiente può richiedere competenze, tempo, energie fisiche e un notevole impegno emotivo.
Il nuovo percorso per il riconoscimento dei caregiver
Il 2026 rappresenta inoltre un anno importante sul piano istituzionale. Il 12 gennaio 2026 il Governo ha approvato un disegno di legge dedicato ai caregiver familiari, avviando il successivo iter parlamentare. La proposta prevede un sistema di tutele differenziate e parte dalla figura del caregiver familiare convivente e prevalente, con l’obiettivo di riconoscere e sostenere le diverse forme di assistenza familiare.
Il Governo ha indicato anche una dotazione di 257 milioni di euro, destinata a dare concretezza alle nuove misure di sostegno. Il provvedimento nasce dopo anni di discussioni e diverse proposte legislative rimaste senza un riconoscimento organico della figura del caregiver.
La questione, però, non è soltanto economica. Il riconoscimento del caregiver significa anche riconoscere il valore sociale di milioni di persone che ogni giorno svolgono un’attività indispensabile, spesso senza considerarla un vero e proprio lavoro.
Il futuro: sostenere chi sostiene gli altri
I numeri raccontano quindi una realtà molto chiara: in Italia milioni di persone costituiscono una vera e propria rete di assistenza familiare e informale, fondamentale per anziani, persone con disabilità e cittadini non autosufficienti.
Il dato degli oltre 12 milioni di persone che prestano aiuto deve però essere letto con attenzione: non tutti sono caregiver familiari in senso stretto e non tutti svolgono attività di assistenza continuativa. La platea dei caregiver familiari è più circoscritta. Il numero complessivo evidenzia comunque quanto sia diffusa in Italia la pratica dell’aiuto gratuito e quanto il welfare familiare abbia un peso enorme nella vita quotidiana.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di costruire una rete nella quale la famiglia non sia lasciata sola. Servizi domiciliari, assistenza sociale e sanitaria, sostegni economici, strumenti per conciliare cura e lavoro e momenti di sollievo possono contribuire a evitare che l’assistenza si trasformi in isolamento.
Il caregiver non chiede necessariamente di essere sostituito. Chiede soprattutto di non essere lasciato solo. E dietro quei 12 milioni di persone ci sono altrettante storie familiari, spesso invisibili, che ogni giorno contribuiscono concretamente a sostenere il Paese.
