Agenzia Badanti Granarolo

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Granarolo è situato in collina, sopra il quartiere del Lagaccio e di fianco al parco del Peralto. È collegato con la zona a valle del quartiere di San Teodoro e con la stazione ferroviaria di Genova-Principe da diverse strade urbane, aperte nel dopoguerra (in precedenza esisteva solo la ripida mattonata di Salita Granarolo).

È raggiungibile anche con la storica ferrovia a cremagliera Principe-Granarolo. Dal borgo antico si gode di un’ampia vista su Genova, sul quartiere di Oregina e sul sottostante quartiere del Lagaccio. Secondo la tradizione il toponimo “Granarolo” deriverebbe dal nome della famiglia Airolo, che aveva dei possedimenti nella zona, con l’aggiunta di un prefisso “Gran” per il quale esistono varie ipotesi, nessuna delle quali tuttavia adeguatamente documentata.

Antico borgo contadino e luogo di villeggiatura di genovesi benestanti, situato lungo la via medioevale che dall’antica porta di San Tomaso portava verso la Val Polcevera; come tutta l’area di San Teodoro, pur essendo da sempre parte integrante del comune di Genova, fino al XVII secolo si trovava fuori dalle mura cittadine.

Tra il 1626 e il 1632, lungo il crinale che divide l’area di Genova dalla Val Polcevera, poco a monte del nucleo antico di Granarolo, il governo della repubblica fece costruire le Mura Nuove a difesa della città, nelle quali fu aperta una porta (Porta di Granarolo) sulla strada per la Val Polcevera. Altre strutture militari furono costruite nei secoli successivi (l’ultima, nel 1889, fu una batteria a difesa del porto).

Durante il periodo fascista vi fu installata una stazione radio, dalla quale la mattina del 26 aprile 1945 il comandante partigiano “Pittaluga” (nome di battaglia di Paolo Emilio Taviani, che nel dopoguerra sarebbe diventato un importante uomo politico, più volte ministro) annunciò alla popolazione la resa della guarnigione tedesca che occupava Genova.

Fino alla metà del Novecento dove ora sorge il quartiere moderno c’erano solo orti e vigneti, i cui prodotti erano venduti dai contadini locali nel mercato di piazza Di Negro.

Nel secondo dopoguerra il quartiere ha visto un’impetuosa espansione edilizia, con una forte crescita della popolazione.

Da visitare la Chiesa di Santa Maria costruita intorno al 1190 per volontà di un certo Bencio, cognato di Belenda, badessa del monastero di San Tomaso, e affidata ai “canonici regolari di Sant’Agostino”, detti anche “Mortariensi” dalla loro chiesa madre di Santa Croce di Mortara, che vi rimasero fini alla metà del Quattrocento, quando divenne commenda di Antonio Spinola, come dipendenza della metropolitana di San Lorenzo.

La chiesa è citata per la prima volta in un documento del 1192, relativo ad una controversia tra il priore di Santa Maria, Giacomo, e le monache di San Tomaso per le decime reclamate da queste ultime su un terreno in possesso della chiesa. Fu eretta in parrocchia nel 1583, ma nel 1821 un decreto dell’arcivescovo Luigi Lambruschini trasferì il titolo parrocchiale alla chiesa di San Rocco sopra Principe, della quale Santa Maria di Granarolo divenne succursale.

In quel periodo alla guida della chiesa si alternarono vari ordini religiosi (Agostiniani Scalzi, Crociferi e Passionisti). Durante i moti del 1848 questi ultimi, accusati di essere partigiani dei Gesuiti, invisi ai patrioti, furono aspramente contestati da gruppi di dimostranti.

Con un decreto del cardinale Carlo Dalmazio Minoretti datato 20 ottobre 1928 fu nuovamente eretta in parrocchia autonoma. Nel corso dei secoli ha subito numerosi ampliamenti e rimaneggiamenti; nulla rimane dell’originaria struttura medioevale ed oggi la vediamo nel suo rifacimento barocco. La facciata è ornata con un grande affresco, opera di Achille De Lorenzi (1869-1930).

All’interno sono conservati dipinti di Giacomo Maria Bolognese, Domenico Parodi (“Madonna di Belvedere”) e Pantaleo Calvi (“Madonna del Rosario”, dipinto a olio del 1622) e sculture di Antonio Canepa e Onorato Toso. Tra le architetture civili troviamo: Villa Lomellini, edificata nel XVI secolo, e Villa Colonna Cambiaso fatta costruire dalla famiglia Colonna nel XVI secolo e poi divenuta proprietà della famiglia Cambiaso.

Interessanti le Mura del 1626 e la Porta consistente in un semplice cunicolo sormontato da uno stemma marmoreo recante un monogramma di carattere religioso. Intorno al 1820 il governo sabaudo pianificò la costruzione di una serie di postazioni difensive avanzate all’esterno delle mura, a forma di torre circolare, secondo un modello in uso a quel tempo in vari stati europei.

Sul versante della Val Polcevera, a breve distanza dalle mura di Granarolo e di Begato, fu avviata la costruzione di alcune di queste strutture di forma tronco-conica, in pietra e mattoni: la torre Monticello, nei pressi di Fregoso, vicina alla strada.

Oggi nascosta da una fitta vegetazione, la torre di Monte Moro e quella di Granarolo, che sorge a poca distanza dalla porta omonima lungo la via ai Piani di Fregoso, su uno spiazzo a 275 m slm all’inizio della mulattiera che scende al Garbo e a Rivarolo, ed è quella meglio conservata delle tre. Il progetto delle torri fu abbandonato dopo pochi anni, pertanto la loro costruzione non fu mai completata: furono edificati solo il locale sotterraneo e il piano terra.

Granarolo è raggiungibile anche con una ferrovia a cremagliera, comunemente (ma impropriamente) chiamata “funicolare”. Questo caratteristico impianto, costruito nel 1901 per iniziativa di una società privata, che intendeva così valorizzare, rendendoli meglio accessibili, dei terreni edificabili nella zona alta di Granarolo, è oggi integrata nel sistema di trasporti urbani dell’AMT.

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